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Mi chiamo Massimo, ho 53 anni e da 5 anni sono stomizzato. Sono un operaio metalmeccanico e vivo a Bergamo da solo. Conduco una vita piena e molto attiva: ho svariate passioni, tra le quali il teatro e il canto. Mi piace fare sport e viaggiare e sono il Presidente dell’Associazione stomizzati di Bergamo, l’A.B.S.
Perché hai dovuto affrontare l’intervento per il confezionamento della stomia?
La mia storia ha inizio nel 2015, quando ho dovuto affrontare numerosi accertamenti. Ho effettuato visite in vari ospedali, ma la diagnosi è arrivata solo 5 anni dopo: tumore al colon retto. La stomia è stata una delle prime soluzioni che mi hanno proposto; io non sapevo nemmeno di cosa si trattasse. Così nel 2020 ho affrontato l’operazione e mi è stata confezionata una colostomia definitiva.
C’è qualcuno che desideri ringraziare?
In tutto il mio percorso, dalla diagnosi, all’intervento, alla riabilitazione, ho potuto contare sul supporto della mia famiglia, che non mi ha mai lasciato solo, e dei miei colleghi, che si sono sempre interessati. Desidero poi ringraziare i medici che mi hanno seguito: il primo medico conosciuto a Seriate e il personale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, in particolare il chirurgo che mi ha operato e Viviana Melis, la stomaterapista che mi ha rassicurato sull’intervento e mi ha guidato in tutta la strada verso la riabilitazione. Infine, desidero ringraziare per il supporto (emotivo e concreto!) tutte le persone stomizzate e i caregiver che nel corso degli anni ho conosciuto in Associazione.
Come hai conosciuto il servizio Convatec me+?
Sono entrato in contatto con il servizio grazie alla vita associativa. Non sono uno che ricerca le cose su Internet: anche quando ho saputo che mi sarebbe stata confezionata la stomia, non mi sono informato in Rete: addirittura, erano i miei colleghi a farlo!
Cosa vuoi dire a chi vive la tua stessa esperienza?
Prima di tutto che bisogna ricominciare a vivere: la stomia implica de cambiamenti fisici e ha un impatto emotivo. Il primo passo è imparare ad accettarla; il secondo, abituarsi a gestirla perché non diventi un limite o un alibi nel tornare alle proprie attività quotidiane. Non sto dicendo che sia un percorso semplice: bisogna prendere “le contromisure”. È necessario prendere qualche accorgimento in più, dall’alimentazione, alla routine quotidiana, alla vita sessuale ma, soprattutto, impegnarsi per diventare autonomi: non ci si può sempre “appoggiare” agli altri. Tanto fa la forza di volontà: è importante non piangersi addosso e, in questo, il mio carattere mi ha aiutato molto.
Ma c’è una cosa ancora più importante che vorrei dire a tutte le persone stomizzate: non dobbiamo avere paura di mostrarci, dobbiamo parlare della nostra condizione anche per vedere riconosciuti i nostri diritti. Io non mi sono mai nascosto anzi, a volte capita che alcune persone siano stupite dalla naturalezza con la quale affronto l’argomento. Le Associazioni, da questo punto di vista, sono molto importanti. Non si tratta di fare numero, ma di essere più forti, insieme: più siamo, più abbiamo la possibilità di far ascoltare la nostra voce nelle sedi istituzionali. Dobbiamo essere forti e compatti: per questo penso che anche la collaborazione tra le Associazioni sia molto importante.
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